Il prediabete rappresenta una condizione clinica di crescente allarme globale, caratterizzata da un’elevata eterogeneità epidemiologica e da una complessa stratificazione del rischio cardiovascolare e di progressione verso il Diabete Mellito di tipo 2. Nonostante il suo grave impatto sanitario, il prediabete viene spesso percepito come una “zona grigia”, generando una diffusa mancanza di awareness sia nei pazienti che tra i professionisti sanitari. Nella pratica clinica quotidiana, questo si traduce in un oggettivo practice gap: si registrano difformità gestionali tra la Medicina Generale e quella Specialistica, con ritardi nell’identificazione precoce e incertezze su chi debba eseguire lo screening sistematico e con quali protocolli. Il progetto formativo nasce proprio dall’esigenza di superare questa inerzia clinica.

L’obiettivo è fornire definizioni fisiopatologiche rigorose e algoritmi decisionali chiari per standardizzare i metodi di monitoraggio, definire le corrette tempistiche di follow-up e implementare tempestivamente le opzioni terapeutiche più appropriate, a partire dalle modifiche degli stili di vita. A questa necessità di standardizzazione pratica si unisce il bisogno di un aggiornamento critico sulle più recenti evidenze scientifiche, con particolare focus sulla correlazione emergente tra le alterazioni del metabolismo glucidico e l’ipovitaminosi D. Il corso analizza il razionale biologico che lega la Vitamina D alla sensibilità insulinica e all’infiammazione sistemica, guidando il professionista a superare gli attuali limiti interpretativi legati ai metodi di valutazione. L’intento è fornire criteri evidence-based per individuare esclusivamente i pazienti idonei e che possono trarre un reale beneficio clinico dalla supplementazione, scongiurando pratiche prescrittive inappropriate e non supportate dalla letteratura.

Ultime modifiche: giovedì, 25 giugno 2026, 17:00